
Bruno Bellocchi
Indice degli scritti
Il Formaggio
I Viaggi del Cuore
I Santini mai esistiti
I Panorami dell’Anima
Le donne
Una bella estate
Ancora viaggi
La Magia e Me
Una Bella Famiglia
La Primavera
L'Estate
L'Autunno
L'Inverno
La Musica e Me
La Pittura e Me
Vita in Villa
Uomini
Donne
LA MAGIA E ME
Mi è davvero difficile definire la qualità e la particolarità del rapporto che in qualche maniera, da sempre, mi ha legato e mi lega alla Magia, questo complesso tanto onirico quanto reale, che mi ha sempre circonfuso come una nebbia luminosa sia in anni infantili in cui ero un ricettore più o meno consapevole di manifestazioni che mi lasciavano spesso impaurito, ma con un fondo di consapevolezza che, un po' meno spesso, mi entusiasmava.
Per cercare di offrire un corpus, a chi mi legge, a quel complesso di storie, di atteggiamenti e di discipline che chiamiamo Magia, ed in particolare il mio rapporto con Essa, mi servirò, in parte, di ciò che ho già scritto in miei precedenti libri ed in parte aggiungendo nuovi argomenti che possano chiarire ed esplicitare questa affascinante Via sapienziale che è nominata così.
Per cominciare dirò due parole sulla mia infanzia vista da un punto di vista esoterico. Ero nato asfittico e in ritardo tanto che mi avevano dato per morto. Mi salvarono le grida di mia madre per cui il mio corpicino apparentemente morto fu immerso alternativamente in acqua calda e fredda fino al vagito liberatorio. È possibile che questo trauma sia alla origine della mia particolare sensibilità nel percepire ciò che gli altri non vedevano e non sentivano.
Il palazzo, dove ero nato e dove vivevo con la mia famiglia, di antica impronta seicentesca, era per me una costante scoperta di stanze poco abitate che, al contrario, erano nidi di esseri che io identificavo con Elfi e Gnomi e Fate. Probabilmente erano i Lares della antica casa, tra i quali alcuni antenati della famiglia di mia madre, famiglia di santi e genuina fede cristiana, che si poneva in felice contrasto con quella paterna fermamente laica con il nonno 33 massonico, anche lui, però, con vaste curiosità esoteriche, come dimostrava la sua vasta biblioteca. Vedevo, insomma, fantasmi che, all'inizio, mi spaventavano ma poi mi ero abituato a contattarli con qualche istintiva circospezione, ed a trarne contatti, anche divertenti.
Nel periodo della adolescenza, seguendo un Ginnasio Liceo Classico di particolare severità e rigore razionale, mi volli con forza allontanare da quel mondo che avvertivo dentro di me come una debolezza del carattere che andava elusa e combattuta; anche perché la smagliante razionalità dei miei insegnanti mi aveva completamente conquistato. Naturalmente ricevevo spesso messaggi dal mondo nascosto, ma non volevo più prenderli in considerazione. Questo periodo durò circa otto anni, nei quali mi feci prendere da passioni personali e sociali con un trionfo della razionalità che però, col passare del tempo, mi sembrava sempre di più inadeguata come chiave di lettura approfondita delle cose. Io volevo crearmi una famiglia con la donna che amavo, volevo dedicarmi alla pittura e occuparmi del sociale e viaggiare viaggiare viaggiare, non dimenticando la solidità degli amici con i quali intessevamo idee progetti e sentimenti, in particolare uno che per temperamento ed eccezionalità nei giudizi mi era particolarmente caro.
Era un progetto che lasciava fuori, apparentemente, il mondo sottile delle conoscenze altre. Non resistette, infatti, tanto progetto alle scosse che la vita mi porgeva, prima fra tutte la scomparsa prematura e quasi improvvisa dei miei genitori. Crollava il castello della pianificazione razionale così come scompariva il mio progetto matrimoniale con tutto ciò che comportava per lasciarmi attonito e… libero. Da quel momento, avevo circa 28 anni, cominciò per me a riaprirsi il mondo misterioso e, mentre precedentemente, quando le aperture avvenivano mio malgrado, io mi rifiutavo di accoglierle, questa volta facevo attenzione ai messaggi ultrafanici annotandoli e confrontandoli.
Assai importante fu un magnifico viaggio in Grecia e Turchia egea durante il quale alla bellezza dei luoghi, all'amore e all’amicizia, si aggiunsero visioni e accadimenti che mi portarono a capire che i tempi erano per me maturi per appropriarmi della mia natura di Mago. Mi soffermerò sull'incontro con una vecchia e linda signora nell'isola di Syros che dalla finestra mi fece cenno di raggiungerla per dirmi in un ottimo francese che la mia vita stava cambiando, che durante il viaggio avrei incontrato dei personaggi chiave che mi avrebbero segnato il Cammino. Non dimenticherò mai quella gentile signora che io ascoltavo incantato mentre mi diceva quelle parole che mi mettevano dentro un meraviglioso fuoco che però non bruciava e mi rinvigoriva. Lei mi diceva che dovevo andare a Oriente verso Rodi e poi Antiochia e Tortosa dove avrei trovato le chiavi della mia anima che mi avrebbero trasportato nel castello nero della città d'oro dove avrei trovato la Maestria. Tutto ciò avvenne in momenti diversi e non immediatamente consecutivi e mi trasportò a Praga, dove trovai un Maestro e la Maestria in Me.
Arrivato a Praga mi accorsi da subito che mi sembrava di averla sempre conosciuta: ne aspiravo i profumi con quel fondo di prugna che mi emozionava riportandomi ricordi e collegamenti con sogni e sensazioni del passato e con ricordi intensi di una vita lontana perduta nel tempo. Come la madeleine proustiana, quell'odore mi riportava volti e parole di un passato che a stento capivo ma che metteva tutta la mia mente all'erta in attesa di qualcosa che stava per accadere di importante per la mia vita. Così un sera dolce e silenziosa mi trovai nei pressi della piazza della città vecchia e vidi la grande chiesa di Santa Maria di Tyn stranamente aperta, eravamo ancora in epoca comunista e anticattolica, e con nel fondo una luce. Entrai nella grande chiesa, vuota e silente, e trovai il Maestro. Devo premettere che in varie forme lo avevo già incontrato e mi riempiva sempre di serenità . Da bambino come l'ombra di un antenato: un volto bonario e sorridente in tenuta settecentesca che si congratulava con me per i progressi nelle letture nel disegno e nel gioco del teatrino che tanto mi affascinava. Da giovane viaggiatore a Kathmandu come un mendicante cieco e veggente che mi aveva circonfuso di radiosità senza parlare ma con un sorriso estatico. Questa volta, a Praga, nella silenziosa chiesa, era un gesuita seicentesco alto e spirituale davanti al quale mi inginocchiai per riceverne una benedizione e delle parole appena sussurrate che mi dicevano che da quel momento sarebbe stato il mio Maestro e avrebbe risposto alle mie domande sul percorso sapienziale per fare crescere il Maestro in Me.
Da allora in poi Colui che chiamerò il Maestro Sorridente mi ha seguito e mi segue identificandosi con il Maestro in Me e in definitiva con Me. L'ultima volta che lo vidi fu a Parigi negli anni Novanta in una caverna di rue Saint Michel che era stata dedicata in tempi romani a Mithra. Allora prese le vesti di un candido e trasparente sacerdote egizio che mi nominò Maestro e mi benedisse.
Sono stato guidato da lui per anni, in sogno lucido e nel silenzio della natura quando nella quiete dell'anima assente di pensieri sgorgava nella mia mente il suo caro sorriso tenue ed antico che mi trasmetteva dritte per proseguire la strada giusta nella difficoltà del procedere nella Conoscenza. Finché il suo sorriso si è sovrapposto ed unito al sorriso del Maestro in Me.
Lasciata Praga cominciai a leggere tutto ciò che potevo secondo suggerimenti e istinti. In particolare la Qabbaláh,e la sua trasposizione attuata nella Firenze del Quattrocento dai filosofi della Natura, con i suoi libri meravigliosi, la scuola francese, napoletana e, quella che più mi affascinava, la Golden Dawn e le scuole inglesi. Quando sentivo, in un passaggio di lettura, come un campanellino risuonare in me sapevo che il Maestro mi segnalava un passo importante da tenere a mente nel mare magnum delle scritture sulla Magia che spesso erano, e sono, farneticazioni o improbabili arzigogoli inutili al mio cammino: il Cammino di Mezzo.
Il Cammino di Mezzo è, nelle varie possibilità sapienziali per raggiungere la Verità , quella attitudine a servirsi contemporaneamente di due visioni apparentemente contrapposte: la prima è quella razionale di giudicare i fatti e gli avvenimenti propri, altrui e storici per ciò che effettivamente accade hic et nunc, cioè nello scorrere quotidiano dei fatti; la seconda è l'attitudine spirituale che guarda i medesimi avvenimenti sub specie aeternitatis, cioè valuta ciò che, al fondo, lega disparati accadimenti nel visibile e nell'invisibile, per valutazioni approfondite, traendone la spinta ad evolversi nella ricerca del sapere o, se si vuole, di Dio. Questa doppia attitudine, che io chiamo strabismo esoterico perché ogni volta che si valuta qualcosa bisogna contemporaneamente valutarne l'altro aspetto. Questo è un allineamento indispensabile per tentare di raggiungere la agognata sapienza.
Nell'uso quotidiano il Cammino di Mezzo è l'arte di tenere sempre presente, nel muovere le energie, di non prevaricare mai il Libero Arbitrio di chi si protegge e l'importanza del suo cammino nella vita e, naturalmente, non fare nulla che possa essere lesivo di altri soggetti che hanno a che vedere, anche negativamente, con colui o colei che si aiuta. Questo ci fa capire l'importanza fondamentale della personalità e della struttura morale individuale del Mago. A questo proposito si può dire che, come un buon medico è la migliore delle terapie, così un Mago onesto e pulito è meglio di qualsiasi rituale. Questo significa che la personalità del Mago deve essere cristallina per potere manipolare e servirsi delle energie evocate per onesti scopi. Le energie, di per sé non sono orientate moralmente, come qualsiasi energia ivi compresa quella atomica. Il Cammino per arrivare alla padronanza nelle azioni è lungo e faticoso perché bisogna mettere da parte con umiltà gli assalti del proprio ego abbattendo pregiudizi e imparando a fare librare la mente nei campi più disparati. Nel mare immenso di formule riti evocazioni che la magia del passato ci ha lasciato è difficile trovare, per l'uomo di oggi, qualcosa di utile anche se, evidentemente, nelle varie atmosfere storiche alle quali quei riti si rifanno, potevano, in parte, funzionare. Nella Tradizione ci sono però delle perle di forza e saggezza che vanno al di là del contesto storico che le ha generate e quindi sono applicabili ancora oggi. Tali perle sono, per la diagnostica, i Tarocchi e la Geomanzia e, per la terapia, il SATOR, l'uso del Fuoco e del Sale e il pentagramma. Avendo imparato quanto dovevo, potevo, a quel punto, dedicarmi agli altri. E per agire nel migliore dei modi scelsi di esercitare la mia maestria a Milano.
Milano: questa città che, nel suo nome antico Mediolanum, porta in se stessa l’idea della Via di Mezzo. Questa città crocevia di quattro mondi, mediterraneo, terre germaniche, Oriente slavo, e più in là Asiatico, Occidente franco spagnolo e, più in là Americano. Milano: un contenitore neutro nel quale puoi mettere, al meglio ciò che vuoi; la più grande delle piccole città , la più piccola delle grandi. Eternamente risorgente come la Fenice, illuminista e razionale che ha curiosità e rispetto per tutti, anche per la visione esoterica. Milano che dell’Italia ha tutte le virtù ed i difetti che riesce sempre a fondere in favore delle prime. In questa amata città che sento mia da sempre, fin da quando ragazzino, premiato per la promozione all’esame di ammissione al Liceo classico, fui inviato, su mia richiesta, a passare un mese da alcuni zii che lì vivevano; in quell’occasione mi aggirai per le sue strade, per le sue chiese ed i suoi palazzi e ne ebbi una visione di calda accoglienza come per un figlio che viene da lontano. Forse già intuivo che la vita mi avrebbe portato ad abitare in questa mirabile città dove tutt’ora vivo, contento di esserci con il mio lavoro, i miei amici, il mio mondo.
Prima di inoltrarmi nel vivo su altri argomenti vorrei chiarire qualcosa sui Maestri e la Maestria. Al di là dei Maestri espliciti e, per lo più, ultrafanici, cioè in spirito, è importante imparare a riconoscere ed onorare le persone che, o per ruolo famigliare e di docenza scolastica, oppure per contatto casuale,hanno contribuito ad accrescere la nostra sete di sapere così aiutandoci a formare il nostro stile di vita. Naturalmente anche i libri, la musica e le Arti si possono considerare maestri;ma adesso vorrei accennare a delle persone viventi che,nel percorso della mia vita,hanno contribuito a lucidarmi l’anima.
La sorella di mia madre, bruna e generosa,curiosa di tutto e di tutti, medium naturale, la cara zietta rispondeva a me bambino, a tutte le domande strane e vaganti che mi venivano alla mente e che sapevo di non poter fare a nessun altro adulto,compresa la mia dolcissima e chiara madre che,tutt'al più,mi avrebbe dato un buffetto di affetto e si sarebbe allontanata per le sue quotidiane incombenze pensando a me come ad un elfo. Mia zia, invece, in maniera divertente, scioglieva i miei quesiti e mi parlava quasi alla pari rendendomi orgoglioso. Devo tanto anche alla mia maestra delle elementari che stimolava la mia riconosciuta intelligenza precoce e così al mio tempestoso insegnante delle Medie dai mille saperi che mi curava spingendomi a letture importanti. Accennerò appena a due miei amici: il primo, Niclo, filosofo e umanista che mi insegnò ad ascoltare con grande attenzione, in silenzio, ed a parlare, quando necessario, poco e in maniera concisa ed esaustiva. Il secondo, Sandro, bello e schietto, mi insegnò, con l’esempio della sua straordinaria maniera d’agire, a rispettare sempre la verità e ad avere il medesimo approccio con umili e colti, signori e contadini.
Parlerò ora della persona che, frequentando anche lei la strada sapienziale, mi ha permesso di confrontarmi, nel vivere quotidiano, con modalità diverse dalle mie. Giovanna era di padre cattolico, madre ebrea e nonna gitana e di queste culture portava i segni fondendoli nella ricerca esoterica e nella sua applicazione. Alta e passionale viveva in una villetta con giardino in una zona semicentrale di Milano con cani e gatti,figli e marito pranoterapeuta e, in più, una corte di amici di tutte l’età e tutti aperti verso quei mondi alternativi che già cominciavano a chiamarsi new age. Lei, laureata in medicina, aveva abbandonato la professione per dedicarsi con cuore ed intelligenza al mondo segreto ed alle forze da esso scaturenti che lei poneva al servizio degli altri. Giovanna mi ha insegnato a non avere remore ed incertezze nell'esercizio della mia ricerca quotidiana di diagnosta e di terapeuta. Dopo questi doverosi omaggi a delle persone che ho amato e amo, tornerò a parlare dei metodi della Magia, in particolare la mia.
La Geomanzia nasce in epoche lontane, tanto che la tradizione vuole che sia stata usata come arte divinatoria nella mitica Atlantide. In realtà l'area culturale spazia dall'Africa subsahariana, al Magreb alle culture arabe e semitiche ed ha strane parentele con il sistema runico della Scandinavia. Fu rielaborata e resa grafica nell'ambito della Firenze quattrocentesca nella cerchia dei filosofi della Natura che le dettero un nome grecizzante che significa divinazione attraverso la terra poiché i segni che la compongono si sviluppavano, ed ancora, in alcune aree dell'Africa, si sviluppano sulla sabbia o sulla terra. Serve a definire, attraverso dei calcoli basati sull'avvicendarsi di numeri pari e dispari, estratti da dichiarazioni numeriche casuali del richiedente, il punto nel fiume della vita nel quale il singolo individuo si trova. Si può anche,estrapolando dei numeri dati a caso,dare risposte secche su positività o negatività di una singola domanda.
Sono molteplici le argomentazioni sull'origine dei Tarocchi, tutte più o meno fantasiose. Quella che preferisco è l'ipotesi egiziana:si racconta che nel momento del trionfo del Cristianesimo i sacerdoti della vecchia religione moribonda affidarono i loro segreti ad un mazzo di carte da gioco così da potere tenere la grande Sapienza nascosta ed indistruttibile come indistruttibile nell'uomo e'l'istinto del gioco, mettendo il significato esoterico al servizio dei pochi che potessero intendere. Naturalmente questa è solo un'affascinante leggenda che però dice qualcosa sul l'essenza dei Tarocchi. In verità le prime carte figurate di questo gioco comparvero verso gli anni 80 del XIV secolo alla corte del re folle, Carlo VI di Francia probabilmente per divertirlo. Certo la comparsa dei Tarocchi coincide con la prima ondata di immigrazione dall'Oriente degli zigani per cui è facile intuire che proprio questi nomadi abbiano portato in Occidente le prestigiose carte. Leggere i Tarocchi serve a vedere la molteplicità di forze che si addensano attorno ad un problema e, per far questo bisogna essere molto abituati ad entrare in sintonia con essi senza preconcetti e senza interferire con proprie opinioni. Questo non è facile per cui ci vuole grande esperienza e maestria. Il Maestro di Tarocchi deve sempre rimanere pari ai problemi che vengono sottoposti al suo giudizio siano semplici o complicati, esposti da analfabeti o intellettuali, di quotidianità e di spiritualità ,di organizzazione nel lavoro o nella ricerca di Dio. Dallo studio dei Tarocchi, se necessario, si può trarre una terapia, o, almeno, delle chiare indicazioni di essa.
Le parole del Maestro devono dare conforto senza usare mai pietose bugie che allevierebbero al momento per poi fare precipitare nello sconforto davanti ad eventi negativi inattesi. Inoltre,anche se si parla di affari,bisogna sempre pensare alla unicità della persona che a te si affida cercando sempre di lucidarle l’Anima. Non si pensi che però il contatto risulti troppo serio o, peggio, serioso. Anche il sorriso e talvolta il riso allevia ed alleggerisce il tutto.
Adesso qualche parola su ciò che chiamo terapia, cioè la possibilità , attraverso le energie,di aiutare a risolvere o almeno alleviare i problemi. Queste energie sono particelle che si possono staccare dalla Energia Universale, della quale fanno parte anche quelle che la scienza mette a disposizione dell’uomo. Esse sono neutre e vanno caricate di positività , indirizzata allo scopo, dal Mago. Noi uomini siamo portati a vedere incarnate come noi anche queste energie per cui, attraverso la nostra fantasia,ne facciamo degli esseri come spiriti, fantasmi, Elfi, Fate ed altre creature ultrafaniche delle quali il Mago si serve. La maniera per evocarle e quindi potere usarle è suggerita dalle diverse tradizioni culturali filtrate dalla sensibilità singola ed avallate dal Maestro in Sè.
Personalmente mi sono sempre servito del SATOR e del Pentagramma. Il SATOR è un quadrato dove le cinque parole di difficile comprensione possono essere lette ugualmente da destra a sinistra e dall'alto in basso nella stessa sequenza. In realtà secondo la più accreditata ipotesi,che io condivido, d'un potentissimo segno di protezione per i cristiani agli albori del Cristianesimo. Usato per due millenni a proteggere persone e cose si è caricato di energie positive messe a disposizione di chi lo sa usare corretta mente per i più diversi scopi. Cosi è anche per il Pentagramma, molto più antico, che, insieme all'Esagramma più specificatamente ebraico, consente di affrontare moltissime situazioni. Quanto al Fuoco, adatto ad essere manipolato da maschi è un perfetto ripulitore di tensioni e un inviatore delle energie scelte secondo i casi dal Mago, verso persone e luoghi voluti. Questo, in parte, vale anche per l'uso protettivo e purificante del Sale.
Mi rendo conto che ciò che dico non sarà pienamente soddisfacente per chi voglia apprendere. Torno a dire che ognuno che ne abbia le possibilità può, con il lavoro su sé stesso e la ricerca individuale e solitaria, riuscire ad incontrare un Maestro, incarnato o meno,che metterà in moto i propri particolari ed unici meccanismi per fare sorgere il Maestro in sé. È costui soltanto che saprà come usare le sue possibilità per potere divenire Mago ricostruendo un uso particolare e singolo delle Energie.
È opinione comune che tutti avremmo in noi le capacità di muoverci in questi terreni della percezione occulta. È vero che queste attitudini sono umane e non soprannaturali, ma non è vero che tutti abbiamo le qualità per appropriarcene. Come altre attitudini umane: l’Arte, la Scienza, la Speculazione filosofica e molte altre, esse non sono da tutti ma sono particolari di alcuni individui che, alla base, hanno una propensione dovuta probabilmente all’ereditarietà , o secondo la tesi reincarnazionista, a vite precedenti, o magari a tutte e due, alle quali aggiungono, con l’uso corretto della ragione, passione di studio e di conoscenza. Addentrarsi nel mondo occulto non deve essere mai una fuga dalla realtà visibile ma anzi, bisogna, di questa, appropriarsene pienamente e, direi, appassionatamente, per librarsi in alto. A proposito della razionalità insita nella reincarnazione, essa ci dà la possibilità di partecipare a una specie di gara il cui premio è avvicinarsi, insieme al nostro cuore, all’Infinito Spirito della Creazione e, questo, attraverso prove difficili e dolorose che, apparentemente, contrastano con i momenti di felicità e gioia, mentre ne sono il necessario contrappeso. La vita è speciale proprio perché è un inscindibile conglomerato di tutto questo; e l’accettazione consapevole di essa con l'umiltà e la perseveranza della ricerca, dona la Sapienza, alone di luce di Dio. A questo proposito, al di là delle varie credenze religiose, il mito cristiano del Dio incarnato, che vive gioisce, patisce e muore, è davvero straordinario nel suo mostrare l’altezza e la nobiltà unica dell’Incarnazione.
In questo piccolo scritto io ho esposto soltanto le linee basi della mia avventura, singola ed unica, che però potrà essere utile a chi ha voglia di conoscenza.